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Celiachia

Il dentista può fare la differenza

Alcune alterazioni a carico dei tessuti duri e molli del cavo orale possono risultare delle “spie” della celiachia.

È lecito chiedersi in che modo, la figura del dentista, possa essere associata alla celiachia. Il dentista può essere un aiuto fondamentale per una precoce diagnosi di questa malattia.

Negli ultimi anni il termine “celiachia”, e i disturbi ad essa correlati, è entrato a far parte del nostro linguaggio comune, ne è affetto un soggetto su 100 e le donne sono più colpite degli uomini in un rapporto due a uno.

Sappiamo che:

  • sia dovuta ad un’intolleranza, nei soggetti geneticamente predisposti, nei confronti della gliadina, una frazione proteica del glutine
  • è una malattia infiammatoria della mucosa dell’intestino tenue che porta al malassorbimento a causa del progressivo appiattimento, sino alla completa atrofia, dei villi intestinali
  • si manifesta tra i 6 ed i 18 mesi, nella sua forma tipica e maggiormente conosciuta, in concomitanza con la fase di svezzamento e l’introduzione di alimenti contenenti glutine
  • i sintomi caratteristici sono: diarrea cronica con feci sfatte, voluminose e maleodoranti, il rallentamento della crescita, l’inappetenza, la distensione e il dolore addominale, l’ipotonia muscolare, l’irritabilità, la perdita di peso.

Nonostante ciò, ancora oggi, nella maggior parte dei casi la celiachia non viene diagnosticata in tempi ragionevoli a causa di una sintomatologia atipica, prevalentemente extra intestinale: deficit staturale, osteoporosi, carenza di ferro, anemia, disfunzioni epatiche, aborti ricorrenti. Può essere associata a diabete mellito insulino-dipendente, tireopatie autoimmuni e nelle analisi di laboratorio sono presenti segni di malassorbimento che includono anemia sideropenica, ipoalbuminemia, ipocalcemia, deficit di vitamine.

Come può il dentista aiutare un paziente a diagnosticarla?

Alcune alterazioni a carico dei tessuti duri e molli del cavo orale possono risultare delle “spie” della malattia, le condizioni della nostra bocca possono porre al dentista il sospetto diagnostico della celiachia, soprattutto quando questa si manifesta nelle sue forme atipiche.

I difetti allo smalto sono prevalenti nella dentizione mista/permanente rispetto alla decidua. Ciò si spiegherebbe con il fatto che lo sviluppo delle corone dei denti permanenti si verifica tra i primi mesi di vita ed il settimo anno d’età, dopo l’introduzione del glutine nell’alimentazione, a differenza dei denti decidui la cui formazione avviene principalmente a livello uterino. Se la malattia insorge prima dei 7 anni, quindi durante lo sviluppo dei denti permanenti, possono verificarsi queste anomalie ai danni della struttura dello smalto.

 

Come interferisce la malattia con lo sviluppo dello smalto?, sono state sviluppate due ipotesi in merito, entrambe ancora in fase di ricerca. La prima riguarda l’alterato metabolismo fosfo-calcico dovuto al malassorbimento presente nel paziente celiaco, la seconda teorizza sull’interferenza nei processi di differenziazione e mineralizzazione dovuta alla formazione di autoanticorpi antimatrice organica dello smalto.

Anche la presenza di difetti allo smalto in denti decidui supporta l’ipotesi che fattori immuno-genetici siano coinvolti nello sviluppo delle anomalie dentarie collegate alla celiachia.Quali sono i denti più colpiti dai difetti dello smalto? Ad essere più colpiti sono gli incisivi, seguiti dai molari, canini e premolari.

Per quale motivo vengono colpiti in quest’ordine?, questa differenza sarebbe correlata ad un fattore cronologico di sviluppo della dentizione permanente. Gli incisivi e i molari sono i primi denti a calcificare, un coinvolgimento inferiore del resto dei denti sarebbe giustificato con il fatto che, calcificando cronologicamente dopo, la malattia dovrebbe già essere stata diagnosticata e il glutine eliminato dalla dieta.

Nei pazienti affetti da SAR (stomatite aftosa ricorrente) è stata riscontrata una prevalenza di celiachia, un’ipotetica correlazione tra le due cose è supportata da un sensibile miglioramento, se non completa remissione delle afte orali, in molti pazienti che si sono sottoposti per un certo periodo ad una dieta senza glutine, e ad una loro ricomparsa dopo la reintroduzione di quest’ultimo.

Per quanto riguarda la carie, la sua percentuale nei pazienti celiaci è ancora tutta da definire, ci sono studi che non riportano differenze nella prevalenza di carie tra soggetti celiaci e soggetti sani, e altri studi nei quali si registrano indici decisamente inferiori di carie nei pazienti affetti da celiachia, forse dovuti al regime dietetico più controllato.

I pazienti affetti da celiachia possono presentare in percentuale modesta (si parla del 26% dei casi) un ritardo nell’eruzione dentaria, e ciò verrebbe spiegato dal generale ritardo di crescita dovuto al malassorbimento causato dalla malattia.

Le glossiti, soprattutto se croniche, possono essere associate a celiachia quando non sono correlate ad altre cause note. Pazienti celiaci possono presentare lesioni orali, soprattutto sulla lingua, che può presentare atrofia ed eritemi, con disagi causati da dolore e bruciore.

La moderna odontoiatria è in possesso di quei mezzi e conoscenze che possono aiutare ad intercettare il paziente potenzialmente celiaco e indirizzarlo ai centri di riferimento per la cura della malattia. Ecco, quindi, perché la figura del dentista e un controllo continuo e costante nel tempo della nostra salute orale, tornano ad essere un aiuto fondamentale per la qualità della nostra vita.

 

La celiachia (CD) è una malattia infiammatoria della mucosa dell’intestino tenue, che causa un progressivo appiattimento dei villi intestinali – fino alla loro completa atrofia – e un conseguente malassorbimento. La celiachia è dovuta a una intolleranza nei confronti di una frazione proteica del glutine, chiamata gliadina, in soggetti geneticamente predisposti.

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